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domenica 16 marzo 2014

Variante sicura per il gesto del lancio(Power Clean) in Matevo®

Sono orgoglioso di scrivere che Matevo® è diventato negli anni un vera 'fucina' di risultati per ogni persona che desidera costruire un fisico imponente/efficiente, in modo naturale, attraverso l'allenamento con i pesi. Col tempo la tecnica descritta in 'forza e massa per tutta la vita..', anche se primordiale, è stata perfezionata. Il primo update era l'introduzione dei test massimali finalizzati all'adattamento di un programma altamente personalizzato nella distribuzione dei carichi sui vari esercizi, per ottenere una progressione della forza ideale ed equilibrata nei riguardi di ogni utilizzatore. Poi ancora le varianti evidenziate nello 'stratagemma articolare' che hanno perfezionato ulteriormente la sicurezza del metodo attraverso alcuni accorgimenti d'esecuzione sulla salvaguardia articolare. Quindi in questa sede desidero aggiungere alcuni sottigliezze da applicare all'ultimo degli esercizi dei Matevo®, quello che replica il lancio di un oggetto: lo stacco-slancio-squat.
Di fatto questo efficace esercizio l'ho fatto praticare poco vista la sua complessità d'esecuzione(soprattutto per i novizi) e per l'incombente rischio d'infortunio... Sono anni che cerco di elaborare una tattica d'esecuzione che renda sicuro il lavoro e proprio in questi mesi ne sto sperimentando personalmente una rielaborazione sostenibile.
Nella sua soluzione standard lo stacco-slancio-squat metteva a rischio schiena, spalle e ginocchia. Man mano che i carichi diventavano via via sempre più onerosi i rischi crescevano di pari passo, come del resto è normale che sia... Non ero però convinto di dovermi rassegnare all'esercizio eliminandolo da Matevo®. Ho teorizzato dei piccoli cambiamenti legati alla parzialità di svolgimento per renderlo sicuro pur mantenendone l'assoluta efficacia!

Note di riadattate di svolgimento:
Posizionare il bilanciere su dei rialzi è stata la prima linea d'aggiustamento per evitare traumi alla zona lombare. Quindi portare il bilanciere al petto con un potente movimento unico e quindi lasciarlo lì qualche secondo. Fatto ciò sarà bene posarlo sui rialzi con un secondo movimento unico, badando di non far danni durante il ritorno del bilanciere. Tutto per il numero di volte imposto dal programma sui vari giorni di allenamento. Si nota che sono state eliminate le parti dell'alzata sopra la testa e dello squat.


Ritengo, come per altro avevo già riportato anni fa sul libro che questo è senz'altro l'esercizio più efficace del programma. Perfino delle accosciate con i manubri. Perderlo sarebbe un vero peccato, sono ancora nella fase di test ma tutto sembra andare bene, anzi il mio corpo pare più vigoroso da quando lo svolgo. Non credo che sia una caso se la prossima settimana, dopo avere sollevato su panca agevolmente 112kg, tenterò un'alzata da 115kg... Carichi che fino all'anno scorso rappresentavano il mio limite.

giovedì 6 giugno 2013

Paradosso tra alto volume cibo infrequente, basso volume cibo frequente

L'estate passata mentre correvo per i boschi della mia Valle Po ho intravvisto alcuni cervi in lontananza scorrazzare velocemente... Un breve momento che ha innescato in me una serie di pensieri mentre procedevo con una mia escursione ultratrail. Il vantaggio di allenarsi sulle lunghe distanze a piedi è che si ha molto tempo per pensare e quell'esperienza ha tenuto impegnata la mia testa per molte ore. Da qui mi ero chiesto se veramente noi e tutti gli altri animali del pianeta siamo veramente impostati per avere tanta disponibilità alimentare se facciamo tanto e poca se facciamo poco. Come avevo già scritto su uno dei miei libri se si presenta una situazione di carestia allora con una maggior attività di ricerca aumenteranno pure le probabilità di procurarsi cibo. Questo è a mio avviso un punto che non presenta molti dubbi. Esistono dei 'però' che complicano un ragionamento semplice... Ogni animale deve iniziare a procurarsi il cibo, muovendosi molto, quando nella zona in cui si trova è ormai esaurito. Ciò da luogo ad una serie di concetti da sviluppare, verso la sfera umana visto che noi se fossimo immersi in un contesto selvaggio saremmo succubi delle stesse regole. Infatti ogni essere vivente cerca il cibo quando questo non è più presente, per cui inizia a spostarsi a digiuno in ogni direzione per lunghe distanze prima di avere la 'fortuna' di imbattersi in qualcosa di commestibile. Discorso che vale per specie carnivore e non.


Mi viene sempre un po' da ridere quando qualche 'luminare' del body building scrive sulle riviste, che l'uomo preistorico era cacciatore, e seconto questi poteva trovare il cibo con incredibile facilità nei boschi in cui viveva... Mentre i cacciatori di oggi armati di fucili e cani addestrati devono organizzare intere battute a squadre per avere la fortuna di colpire un solo cinghiale! Allora l'uomo preistorico quanto doveva impegnarsi digiunando per procurarsi un po' di carne? Probabilmente si nutriva di 'qualcos'altro' ma questo è un altro discorso...



Sono del parere che l'uomo del passato, quando viveva in una condizione nomade, stabiliva accampamenti in zone ad alto contenuto alimentare fino ad esaurire le risorse di quell'ambiente, per poi spostarsi in un nuovo luogo quando si presentava un'ennesima carestia, percorrendo distanze imponenti con pochissime risorse alimentari.



Le stesse mandrie di bestiame si nutrono fino ad esaurire tutte le risorse alimentari di un luogo per poi spostarsi molto, fino a quando non trovano un altro ambiente favorevole. Così come pure i carnivori si nutrono della loro preda fino a quando questa non è esaurita e poi dopo una condizione di digiuno e ricerca prolungata arrivano a cacciarne un'altra, per ricominciare il ciclo...
Secondo tale ragionamento è si vero che muovendosi molto aumentano le probabilità di trovare cibo, solo però in un momento successivo. Tutto avviene in una condizione di alto movimento unito ad un periodo di carenza alimentare e solo superato tale lasso di tempo arriverà la volta di nutrirsi dopo aver trovato il cibo e non sarà più necessario muoversi, fintanto che questo sarà presente!
Quindi perché oggi giorno nello sport viene imposto agli atleti di nutrirsi sempre di più se si allenano maggiormente? Forse questo tipo di ragionamento è legato all'era tecnologica in cui viviamo, dove motori più potenti per andare più veloce richiedono più carburante. Spesso si scorda che il nostro corpo è completamente basato sul meccanismo di adattamento, mentre gli strumenti che creiamo noi no.
Dopo tali affermazioni, si capisce che l'adattamento compensativo successivo ad una dura situazione di ricerca alimentare in condizione di carenza genererà effetti verso l'alto quando il cibo sarà nuovamente abbondante e non sarà più richiesto movimento ulteriore per trovarne dell'altro, vista la nuova situazione favorevole. Infatti sarebbe assurdo muoversi 'all'impazzata' per trovare altre fonti nutritive se queste già sono ampiamente presenti nella zona appena occupata, in un contesto naturale. Sarà facile pensare che ogni animale si dedicherà ad un 'periodo di ozio', nutrendosi e riposandosi il più possibile, facendo si che l'organismo possa mettere in atto tutti gli adattamenti necessari successivi alle 'pene' patite nel periodo di carenza, fortificando l'individuo.
Le regole in ogni programma di allenamento dovrebbero rispettare tale base evolutiva. Stranamente si fa tutto al contrario ed ancora una volta il body building ne è l'esempio più lampante! Il motto è da sempre 'Allenati tanto e mangia tanto'... Così facendo però i risultati saranno limitati al primo breve periodo, visto che rappresenta pur sempre un cambiamento, con progressi apparenti circoscritti al momento iniziale...
Seguendo un ragionamento di tipo lineare basato sulla quotidianità moderna è spontaneo pensare 'se vuoi di più mangia di più'. Pur essendoci del vero le cose in natura sono imposte da processi di tipo compensativo e pertanto tengono conto dell'elemento cronologico. Per cui avremo il teorema secondo il quale 'se non hai fai di più' e solo in seguito 'se hai trovato consuma di più per dopo'. Non sono nient'altro che semplici accostamenti di parole che rispecchiano in modo definitivo il contrasto tra il mondo umano artificializzato legato al beneficio immediato e quello naturale di ricerca di un guadagno posteriore.
Come è possibile allacciare regole di tipo post-compensativo per ottenere benefici diretti sull'allenamento? Proverò a spiegare gli adattamenti effettuati sul programma Matevo®. Come ben si sa Matevo® è una tecnica di allenamento a basso volume per l'incremento della forza e della massa corporea. Ogni cosa è amministrata da regole matematiche con una progressione ad onda di sforzo. L'ingrediente 'nascosto' a questo punto è l'aggiunta di una settimana ad alto volume. Nel primo manuale avevo già scritto sul sovra-allenamento controllato. La forma però era tutt'altro che definitiva.
Qui, dopo molte sperimentazioni grazie ai ragazzi del mio centro voglio proporre una 'soluzione matura' per gestire un periodo ad alto volume nel programma Matevo® regolato da prerogative evolutive. In Matevo® tutto deve essere inserito seguendo una logica esatta basata su quello che succederebbe se si fosse immersi in un contesto naturale... Troppe volte sento persone che si allenano con tecniche ed esercizi sostenendo che uno 'tira di più lì', l'altro 'pompa tanto quello', quello 'si che gonfia', questo 'programma lavora'... Mi sembrano motivazioni con una logica molto molto leggera. Purtroppo tali 'basi' vanno per la maggiore nelle palestre di tutto il mondo. Regole evolutive da usare per un metodo di allenamento invece devono determinare un'esattezza senza compromessi.
Direi che è il tempo di giungere al nocciolo dell'articolo e spiegare come tutto può essere implementato nel metodo Matevo®:
Il metodo è basato sulla progressione dei carichi con andamento ad 'onda di sforzo'. E' quindi prioritario riuscire ad incastonare correttamente ed in un certo modo, il periodo ad alto volume all'interno del contesto allenante.
Se organizziamo un'onda di progressione dei carichi lunga almeno 3 settimane potremo già includerne una ad alto volume con carichi bassi, un'altra intermedia con carichi poco più alti e basso volume, per concludere con carichi alti ed ancora basso volume. Quindi l'onda viene ripetuta un numero indefinito di volte...
Otterremo uno schema del genere se l'onda durerà tre settimane:
Prima onda
alto volume e carichi bassi(es.50kg)
basso volume e carichi medi(es.51kg)
basso volume e carichi alti(es.52kg)
Seconda onda
alto volume e carichi bassi(es.51kg)
basso volume e carichi medi(es.52kg)
basso volume e carichi alti(es.53kg)
Terza onda
alto volume e carichi bassi(es.52kg)
basso volume e carichi medi(es.53kg)
basso volume e carichi alti(es.54kg)
Quarta onda
e si continua con la progressione...

Tale schema è basato su onde di tre settimane, periodo che rappresenta il minimo per innescare questo tipo di progressione. Tutto però potrebbe essere composto da onde di 4, 5 o 6 settimane. Questo dettaglio è a discrezione del praticante.
Come già accennato sopra un programma di allenamento per funzionare al meglio deve rispecchiare regole evolutive. In un contesto naturale non sarà mai possibile trovare una situazione di costante salita. Ci saranno sempre dei momenti di discesa alternati ad altri in salita. Solo in una riproduzione artificiale possono esistere linee perfettamente rette di progressione. Il punto però è che ogni organismo vivente lavora per compensazione dopo aver superato un periodo critico in un successivo lasso di tempo 'tranquillo'.
Se l'utente Matevo® inizierà la settimana ad alto volume e bassi carichi con carestia alimentare, replicherà la situazione in cui un animale selvaggio cerca disperatamente il cibo, quando nell'ambiente in cui si trova non ne esiste più. Qui il fare tanto con poche risorse genera un successivo potenziamento metabolico, legato al 'fare tanto con poco' come promosso da sempre in Matevo®. Terminata la settimana critica, l'utente potrà riprendere la solita procedura mono serie  dando il via alla classica progressione verso l'alto per alcune settimane parallelamente all'abbondanza di cibo. Proprio come quando un animale selvaggio ormai ha trovato la propria fonte alimentare e non ha più necessità di muoversi molto per cercarne ancora, dando il via ad una conseguente compensazione organica...



Mi rivolgo ora in particolare ai fruttariani/digiunatori, che nella loro condizione di continua ricerca nella 'purezza ed indipendenza' alimentare spesso cadono in una situazione di deperimento organico dovuta spesso al nutrimento carente nelle quantità. Ogni animale del pianeta che si nutre di soli vegetali deve assumerne gradi quantità per vivere al meglio. Molto spesso nei testi in stile vegan o fruttariano vengono citati i bovini o i gorilla, noti per possedere una stazza imponente pur nutrendosi di soli vegetali, caratteristica certamente esatta e resa vera però dall'enorme quantità di cibo assunto giornalmente. L'esempio citato se incorporato in un contesto selvaggio non potrà mai essere pendente verso la continua abbondanza. Ogni organismo animale per sopravvivere necessità di una continua alternanza tra carenza ed abbondanza/ricerca ed accumulo, il nutrirsi costantemente troppo poco genera stallo e deperimento. Come il nutrirsi sempre troppo conduce a seri problemi metabolici/cardiovascolari e noi persone occidentali lo sappiamo bene...  Attenzione, non sto affermando che nutrirsi di soli cibi crudi vegetali offerti dalla natura sia sbagliato visto che noi stessi siamo parte della natura, si dovrebbe però ricreare una certa alternanza ciclica nelle quantità andando dal poco al tantissimo per poi ripetere.
Il programma Matevo® nella settimana di 'ricerca del cibo', secondo le regole appena esposte prenderà una forma ad alto volume e carichi ribassati. Pertanto ogni esercizio sarà svolto con serie triple e i pasti giornalieri passeranno per esempio da 5 a 2. Vediamo meglio riportando un frammento della scheda digitale(forza e massa per tutta la vita...):

Settimana 1(giorno A) - Alto volume bassa nutrizione:
    Panca P. Max → 1 rip max con 80kg
    Panca P. → 10 rip + 8rip + 5 rip con 60kg
    Traz. Lat. → 10 rip + 8rip + 5 rip con 65kg
    Rem. Man. → 10 rip + 8rip + 5 rip con 40kg
    Dumbell squat → 10 rip + 8rip + 5 rip con 40kg
    slanci/strapp/squat → 5 rip + 4rip + 3 rip con 40kg

Settimana 2(giorno A) - basso volume alta nutrizione:
    Panca P. Max → 1 rip max con 82kg
    Panca P. → 10 rip con 61kg
    Traz. Lat. → 10 rip con 66kg
    Rem. Man. → 10 rip con 41kg
    Dumbell squat → 10 rip con 41kg
    slanci/strapp/squat → 5 rip con 41kg



Settimana 3(giorno A) - basso volume alta nutrizione:
    Panca P. Max → 1 rip max con 84kg
    Panca P. → 10 rip con 62kg
    Traz. Lat. → 10 rip con 67kg
    Rem. Man. → 10 rip con 42kg
    Dumbell squat → 10 rip con 42kg
    slanci/strapp/squat → 5 rip con 42kg

… Riparte dall'inizio...

L'esempio appena esposto riguarda il giorno A del sistema (Matevo®, forza e massa per tutta la vita...). Per il giorno B lo svolgimento sarà di 12,10,8 rip e per il giorno C saranno 15,12,10 rip.
***
Si tratta certamente di una settimana particolare. Viene generata una situazione di chiaro sovra-allenamento, con tragica riduzione dei pasti giornalieri. Ciò mette di certo in crisi l'organismo spingendolo a migliorarsi, diventando più abile a sfruttare le poche risorse di cui dispone in quei giorni.
Certo, come già spiegato nello schema tradizionale dello sport odierno sarebbe considerata una grossa anomalia comportarsi così per ottenere risultati. Verrebbe detto all'atleta di allenarsi molto e mangiare molto. Nel mondo della natura invece succede esattamente il contrario, perché l'animale cerca il cibo quando non ne ha più, con frenesia e per molti giorni. Ciò andrà in un periodo successivo a generare effetti di tipo compensativo quando la materia alimentare sarà di nuovo disponibile e non sarà più necessario trovarne ancora nell'immediato...
Ragionando in termini evolutivi lo sportivo dovrebbe nutrirsi come indicato sopra nelle schema esposto, alternando tanto lavoro/poco cibo e dopo con poco lavoro/tanto cibo, lasciando fare tutto al processo di super compensazione organica.
Se l'atleta che pratica Matevo® intende adoperare questa tecnica 'paradossa' allora dovrà orientarsi sempre su una sola settimana di super lavoro con poco cibo, per passare poi a 2 o più settimane  di abbondanza e basso volume d'allenamento. Scelta che deve condurre l'utente verso uno stato di abbondanza successivo dal lato alimentare, se si vuole innescare una progressione verso l'alto.  Mentre dal lato allenante è bene non abusare mai di un lungo periodo ad alto volume, specialmente se i carichi sono comunque imponenti vista, la facilità di cadere nel sovra-allenamento e nell'infortunio.
 
L'esempio riportato sopra è da intendere come soluzione di base con un rapporto 1 a 2(una settimana dura e due facili), da lì però si può partire con molte varianti come: 1 a 3, 1 a 4, 1 a 5... Il punto fermo ritengo che debba restare sempre e solo una la settimana dura.
Vorrei ancora aggiungere alcune note sul carico di regressione nella settimana dura e di progressione in quelle facili. Infatti non si può pensare di svolgere una maggior quantità di volume e contemporaneamente incrementare pure i carichi sollevati. Significherebbe portasi avanti su due fronti e ciò condurrebbe di certo all'insuccesso se i carichi sono già vicini al limite. La soluzione è quella di regredire di un certo quantitativo, per aumentare così il volume di lavoro. Personalmente ho adottato molte soluzione su questo frangente:
Regressione di 1kg, poi incremento di 1 e ancora di 1 sulla base di tre settimane.
Regressione di 2kg, poi incremento di 2 e ancora di 2 sulla base di tre settimane.
Regressione di 3kg, poi incremento di 3 e ancora di 3 sulla base di tre settimane.
Regressione di 3kg, poi incremento di 2 e ancora di 1 sulla base di tre settimane.
Regressione di 4kg, poi incremento di 2 e ancora di 1 sulla base di tre settimane.
Regressione di 5kg, poi incremento di 3 e ancora di 2 sulla base di tre settimane.

Qualsiasi tipo di regressione vogliate adottare tenete sempre presente di quali margini disponete ancora per progredire e di qual'è il vostro stato fisico in quel momento.
Personalmente con la tecnica di alternanza sopra descritta sono riuscito oggi(2013) da fruttariano ad eguagliare i carichi che sollevavo quando ero carnivoro, alcuni anni fa. Sento di avere ancora margine e tutte le volte che comincio a sentire i pesi avvicinarsi ai limiti regredisco di qualche chilogrammo aumentando il volume, quindi nelle settimane successive riporto i carichi in risalita con volume mono serie. Mi sembra che la barriera si sia spostata un po' più in là... Chissà di quanto si possono spostare in avanti i propri limiti con questa strategia 'paradossa'?
Ho potuto far sperimentare ai praticanti Matevo® nel mio centro l'alternanza tra tanto volume/poco cibo e poco volume/tanto cibo e tutti sono migliorati di molti punti percentuali. Molti inoltre si sono fermati senza raggiungere lo stallo ma per il piacere di passare alla fase 2 di 'Matevo®, forza e massa per tutta la vita...'.
E' la compensazione successiva ad un momento di crisi che fortifica l'organismo. Sempre a patto però che questo sia 'somministrato' per un periodo limitato, pena il deperimento organico. Tutto potrà concretizzarsi un successivo traguardo rivolto all'abbondanza unito alla quiete.
Coloro che praticano Matevo® una sola volta a settimana potranno creare un periodo di crisi passando a due o tre allenamenti settimanali. Altri che svolgono 'Matevo®, invecchiamento e forza questioni risolte potranno farlo aggiungendo ulteriori serie come quelli che svolgono 'Matevo®, forza e massa per tutta la vita...', le regole non cambiano. Altri potranno scegliere di allenarsi tutti i giorni con Matevo®, l'importante è incrementare il volume per una sola settimana mangiando molto meno del solito. Badate bene che per ottenere i benefici compensativi ricercati sarà indispensabile tornare nelle settimane successive all'abbondanza alimentare con il lavoro tipico del metodo!
Certo procedendo in questo modo la forza andrà molto avanti, però tutto sarà più lento visti i periodi di regressione. Non aspettatevi però di poter procedere all'infinito con gli incrementi, anche se questi saranno decisamente marcati. Lo stallo definitivo prima o poi arriverà ugualmente.
Buona forza!

giovedì 21 giugno 2012

Proteine: il macronutriente invecchiante


Se è vero che l'uomo è per natura fruttariano e tutte le fonti alimentari 'differenti' esistenti oggi sono una pura forzatura inventata dalla nostra civiltà negli ultimi millenni, è anche vero che molti dei cibi introdotti dall'uomo nella propria alimentazione possono essere indubbiamente digeriti ma con dei compromessi da parte del nostro organismo... Il tema di questo articolo non è però quello di analizzare cos'è artificiale nell'alimentazione umana o meno. Bensì evidenziare il fattore metabolico scatenato dalle proteine introdotte con la dieta.
La proteina viene utilizzata dagli organismi viventi per 'autocostruirsi' e rigenerarsi. Nella nostra cultura occidentale si crede che per tutta la vita sia necessario un apporto elevato di questo macronutriente. Riconducendo però il tutto alla natura puramente frugivora dell'uomo si rende evidente che l'alimentazione iperproteica non può essere adatta alla nostra specie.
Nell'adulto la sintesi proteica è naturalmente molto lenta, diminuendo ulteriormente con il progredire dell'età parallelamente al fattore metabolico. Pertanto nel periodo della vita posteriore allo sviluppo non è più strettamente necessario consumare cibo altamente proteico in soluzione continuativa. Solo nel neonato è indispensabile il latte materno come unico prodotto animale, fino allo svezzamento indicato dalla crescita dentale. Soluzione unicamente adatta a questo primo periodo della vita per l'altissima concentrazione nutrizionale e proteica.
Un frutto infatti contiene in media dal 1 al 10 percento rispetto al suo peso, di 'materiale' proteico. La nostra specie deve quindi essere per forza strutturata per utilizzare questa bassa quantità, per innescare il meccanismo di crescita nel bambino dopo lo svezzamento e la rigenerazione nell'adulto. La biosintesi proteica nell'individuo subito dopo la nascita è iperaccelerata per imposizione genetica, a prescindere dalla carica proteica assunta. Mentre nella l'adulto vista la condizione 'costruttiva' ormai completa di tutti gli apparati, la necessità proteica è molto limitata. Tutti gli elementi proteici assunti in eccesso oltre ad essere espulsi in buona parte perché non strettamente necessari, sovrastimolano il metabolismo perché ne inducono l'accelerazione. A livello cellulare ogni la presenza di materiale proteico riconduce alla possibilità di un 'rinnovo' e quindi una replicazione di tessuti ancora utili che vengono 'sostituiti' precocemente solo perché esistono le prerogative per farlo e non perché davvero necessario. Qui giungiamo al centro di questo articolo, ovvero la sovrastimolazione del metabolismo ed il conseguente ricambio precoce dei tessuti che accelera il processo di invecchiamento. Tale condizione comporta un profilo particolare, legato alla distruzione oltremodo alta di cellule ancora efficienti e quindi un altissimo sviluppo di tossine, tra le quali l'extra formazione di molti radicali liberi. Aggiungendo a livello probabilistico una maggior incidenza di errori nella replicazione della molecola del DNA(origini tumorali). Senza contare che le cellule di molti tessuti possono dare luogo ad un numero di mitosi limitato, esaurendo precocemente la possibilità di riparazione quando veramente necessario.
Che l'alimentazione alto-proteica accorci la vita è una condizione evidenziata dalla natura stessa, usando come esempio gli animali carnivori ed erbivori presenti sul pianeta. Tutti i carnivori possiedono una longevità molto bassa 10-15 anni (canidi e felini...), mentre gli erbivori come ad esempio bovini ed equini possiedo un ciclo vitale molto più ampio(30-35 anni). La semplice osservazione della nutrizione di altri animali diversi dall'uomo dovrebbe far riflettere. Restando comunque in abito puramente umano è dimostrato che le donne possiedono una lunghezza della vita media superiore a quella dei maschi, ciò è senza dubbio dovuto all'alimentazione media maggiormente basso-proteica legata al gentil sesso. Questo dovrebbe essere un ulteriore punto di riflessione.
Esistono molte controversie tra i ricercatori alimentaristi di oggi, per il reale fabbisogno proteico necessario. Molti fattori odierni che avvalorano l'alimentazione alto-proteica nell'essere umano sono quelli legati ad un intensa vita quotidiana(lavoro, sport, famiglia, impegni sociali...). Partendo da presupposti primordiali, invece pare scontato che più si stimola il metabolismo con un'alimentazione iperproteica, più questo per sostenersi richiede proteine. Quindi il risultato alimentare studiato tutt'ora non è tanto legato a quello che si fa nella routine giornaliera, bensì alla tipologia alimentare al quale abituiamo il nostro corpo per vivere. D'altro canto un essere umano preistorico che viveva in un ambiente selvaggio ricco di animali ma anche di frutti cosa avrebbe scelto di mangiare? Avrebbe preferito correre dietro per giornate intere ad un preda rischiando di ferirsi o peggio... Oppure avrebbe optato per l'abbondante, sicura, comoda e saporita frutta per sostenersi!? La risposta mi sembra evidentemente sbilanciata a favore della seconda ipotesi. Il questo caso, con una vita all'aperto, fatta di movimento e relazioni sociali(l'uomo anche ai suoi primordi conduceva vita di gruppo) per tutta la durata della luce solare, di quale fabbisogno proteico necessitava, secondo i canoni iperproteici considerati oggi, vista l'alimentazione fruttariana che conduceva? Molto ma molto contenuti, perché il quel contesto alimentare simile l'organismo impara a gestire al meglio le risorse proteiche, evitando l'assuefazione verso l'alto esistente oggi per questo macronutriente. Gestire meglio le risorse proteiche per un essere vivente, sostenendosi con meno, significa rallentare il proprio metabolismo e quindi allungare la durata della propria vita in modo proporzionale, raggiungendo un migliore grado di efficienza. Metabolizzare una quantità proteica a livello cellulare comporta dei costi enormi a carico pure degli altri elementi nutritivi(glucidi, glicidi, vitamine, minerali...).
La natura cerca sempre la 'strada' maggiormente sostenibile per ridurre ogni spreco, garantendo la più efficiente economia delle proprie forme di vita. Se un essere vivente richiedesse un impiego di risorse troppo elevato(in questo caso proteico) verrebbe facilmente eliminato dal processo di estinzione.
Esistono teorie legate ad alcuni sport come il body building secondo le quali, sarebbe necessario un consumo minino di proteine di origine animale pari a 2,2 g per kg di peso di massa magra. Evidenziando che questo rappresenta la quantità minima, visto che alcuni atleti e specialmente gli agonisti arrivano a consumarne fino al doppio! Non a caso la longevità degli atleti del body builging è davvero molto limitata, molto malvissuta nelle ultime una/due decadi di vita(vedi fratelli Mentzer, l'italiano They, il 'guru' Duchaine e molti altri...). L'alimentazione alto proteica esaltata dall'ambiente attuale del fitness e body building accorciano la durata della vita perché puntano alla sovrastimolazione metabolica, cadendo in un massiccio ricambio cellulare che produce tossine e alta probabilità di difetti, legata ad un'erronea replicazione del DNA. La situazione non è comunque molto diversa negli altri sport praticati oggi, dove si cerca la massima performance a scapito della salute. L'assuefazione proteica che si innesca in seguito all'alto consumo conduce il praticante a consumare una quantità sempre più alta di proteine per avere continui risultati, al pari di un qualsiasi farmaco. Un vero vortice senza fine. Mentre altri atleti che hanno pur sempre praticato il body building, però in chiave vegana(quindi alimentazione basso-proteica) hanno acquisito una longevità straordinaria, indicatore che l'allenamento con i pesi se gestito bene, possiede elevate proprietà anti età(vedi Joe Rollino body builder vegano morto a 104 anni per incidente stradale).
In conclusione sembra che tutti i centenari odierni ed in buona salute, sono persone che per lo più hanno condotto una vita fondata su un'alimentazione ipoproteica, con consumo limitato di proteine di origine animale. Prova che avvalora la teoria secondo la quale un metabolismo lento stimoli la lunga vita.

Dott. Bartolomeo Davide Bertinetto

Articolo riferito al metodo anti invecchiamento Matevo®

giovedì 5 aprile 2012

Matevo(r) e cammino evolutivo per arrivare all'uomo moderno

Senza dubbio è impossibile poter parlare di alimentazione senza ripercorrere per intero il cammino  evolutivo dell'uomo. Pensare dopo tutto che l'uomo preistorico fosse un puro cacciatore è certamente fuori luogo, anche se oggi rappresenta il pensiero dominante. Infatti il dispendio energetico per intraprendere la caccia è enorme e quindi davvero poco vantaggioso a livello nutritivo. Per questo sarà più facile pensare all'uomo preistorico come ad un raccoglitore fruttariano, che in tempi solamente più recenti a causa di mutamenti climatici, ha dovuto improvvisarsi cacciatore... Analizziamo quindi le tappe che hanno formato l'homo sapiens che vive oggi sulla Terra.

Se analizziamo il vero cammino umano nel momento di 'relativamente lenta trasformazione' da scimmia a homo ergaster, scopriremo che l'alimentazione di questi non doveva essersi mai discostata troppo da quella fruttariana/insettivora. Ovviamente le molte circostanze ambientali hanno fatto si che prendessero il via molte differenze anatomiche tra scimmia ed ergaster. L'ergaster possedeva già una deambulazione completamente bipede una capacità cranica decisamente accentuata e degli arti superiori più corti adatti alla manipolazione di oggetti. Era molto simile all'uomo moderno, a sostegno di ciò sono stati trovati scatole craniche con volume celebrale vicino alla media dell'uomo moderno.
Sembra assurdo poter spingere la specie dei primati a mutare così tanto le proprie abitudini, la propria conformazione muscolo scheletrica,  la dimensione encefalica, la struttura sociale, e altre indefinite peculiarità; partendo proprio dai mutamenti climatico/ambientali, con quindi la forzatura a trasformare l'alimentazione. Ciò ha fatto si che la specie umana sia quella che è oggi, con tutti i suoi pro e contro. Il fatto che lo stile di vita dell'uomo possa essere cambiato, nel suo interno resta e rimarrà sempre un primate 'evoluto'... Da qui si desume che l'apparato digestivo umano è rimasto ancora oggi a base fruttariana. 


Secondo ultimissime ricerche non confermate, la 'spinta innescante'  il lento passaggio da scimmia a uomo si sarebbe avuta nelle regioni più fredde, aride ed impervie al mondo: il nord del mondo. Tali recentissime teorie indicherebbero l'homo di ergaster(1,6 milioni di anni fa) come nativo Europeo e poi emigrato in Africa. Giunto a sua volta 2,6 milioni di anni prima nella sua forma primordiale di austrolopiteco. L'andirivieni migratorio tra Africa ed Europa ha fatto si che si creassero altre linee di hominidi che via via hanno dato luogo a nuove ibridazioni e quindi a nuovi salti evolutivi.
L'ergaster si può quindi considerare un uomo a tutti gli effetti con la sua capacità cranica media poco inferiore a 1000 cm3 e a volte pari a quella attuale, dentatura quasi identica a quella del sapiens, la pelle poco cosparsa da peli, un probabile linguaggio, la capacità di creare oggetti raffinati....


Resta comunque certo come il primo abitatore europeo confermato da reperti fossili diffusi, l'homo antecessor. In seguito sembra essersi diffuso pure in Africa, dando luogo a canali evolutivi separati per alcune centinaia di migliaia di anni.


L'antecessor in Europa circa 300.000 anni dopo divenne homo heidelbergensis, con una capacità cranica media pari o di poco inferiore a quella dell'uomo moderno, per poi mutare 200.000 anni fa in homo sapiens neandertalensis. La corporatura di questo ultimo ominide è caratterizzata da ossa tozze e robuste, dentatura identica a quella moderna, incredibile capacità cranica(anche 1600 cm3), probabili tratti caucasici, con capelli biondi o rossi, occhi chiari, pelle bianca.


Il neantertal è riuscito a diffondersi in tutta l'Europa nonostante le difficoltà delle grandissime glaciazioni di quel periodo, arrivando a colonizzare tutto il nord del mondo, scendendo fino più a sud in tempi recenti toccando le zone del medio oriente(30.000 anni fa).
Clima estremo, alimentazione scarsa e prevalentemente animale, hanno di fatto 'obbligato' questo singolare ominide a diventare estremamente organizzato a livello sociale, quasi completamente cacciatore in gruppi(scopritore del fuoco?!), forse autore dei primi riti religiosi e sepolture, abilità nel creare rifugi e abbigliamenti protettivi, tecniche di conservazione e trasporto del cibo... La causa della sua prematura scomparsa è sicuramente stata l'ultima glaciazione e non il confronto con il sapiens sapiens, con il quale c'è stata ibridazione contrariamente a come si pensava qualche decennio fa.


Mentre il cammino evolutivo Africano proseguì dall'antecessor per completarsi poi direttamente  con l'homo sapiens sapiens(200.000 anni fa), secondo i reperti fossili rinvenuti.
Rimane quindi un dato di fatto che l'ultimo antenato comune tra neandertal e sapiens sapiens sia stato l'homo antecessor.
Si è sempre ritenuto che le due specie finali di homo siano rimaste separate, oppure in netto contrasto per la competizione evolutiva con scontri mortali... Di recente però, dopo l'analisi e confronto del progetto genoma tra sapiens sapiens e neandertal sono emerse delle similitudini genomiche, possibili solo attraverso l'ibridazione.
Quindi oggi, alla soglia del 2012 sembra che la vecchia teoria secondo la quale l'homo sapiens sapiens abbia spazzato via il neandertal sembra essere superata. Infatti dopo 10 o 20 mila anni di convivenza tra sapiens europeo e sapiens africano, si postulano probabili vari accoppiamenti tra le due specie di homo. Che, come già accennato, in prossimità dell'ultima glaciazione hanno portato alla completa estinzione del sapiens nativo europeo, perpetuando così solo una piccola presenza genetica recessiva nel sapiens sapiens moderno(5%). Ciò è stato confermato dal confronto tra patrimonio genetico asiatico, europeo, nordafricano e sud africano con il neandertal. Studio che ha fatto emergere una maggiore ibridazione nelle zone europee con i neandertal rispetto a quelle africane. Infatti i bianchi/asiatici presentano una comunione del 5% con il neandertal, mentre nulla o lievissima con gli abitanti moderni africani. Il progetto genoma sta di fatto dando luogo ad una vera svolta spiegando, attraverso vari confronti, come si sia arrivati alla specie umana esistente oggi.
Una profonda crisi ambientale, arrivata poco alla volta e durata per alcune centinaia di migliaia di anni può essere stata la causa scatenante che ha 'costretto' un manipolo di primati a distaccarsi sempre di più dal loro gruppo originale. Quindi di millennio in millennio e crisi ambientale perpetua hanno obbligato questo gruppo nostro progenitore, a migrare verso i territori più diversi ed adattarsi, stimolando una forte selezione naturale. La selezione naturale e poi diventata preferenza sessuale tra gli individui, poi competizione e quindi raggruppamenti sociali, che hanno ulteriormente condizionato i vari incroci. Le varie intersezioni tra glaciazioni e periodi di calma climatica hanno spinto le popolazioni di allora in varie direzioni sul pianeta. Questo ha dato il via a nuove piccole varianti che hanno quindi creato altre diversificazioni della specie umana. Come è avvenuto per il sapiens nandertalensis ed il sapiens sapiens. Infatti il primo con ogni probabilità, viste le scatole craniche fossili, possedeva un livello intellettivo pari e a volte superiore rispetto al uomo moderno, pur non essendo riuscito a dominare a causa dei fenomeni climatici avversi subiti. Per questo sembra che a suo sfavore abbia giocato l'ultima glaciazione, che lo fatto scomparire anzitempo dalla faccia della terra. A noi del neandertal è arrivata solo una piccola percentuale del patrimonio genetico dovuta all'ibridazione europea e del medio oriente con i sapiens sapiens giunti in quei luoghi. Se cosi non fosse nessuno oggi avrebbe occhi e capelli chiari!
E' interessante notare che con ogni probabilità la convivenza tra neandertal e sapiens si è conclusa con la definitiva ibridazione ed estinzione del ceppo europeo circa ventimila anni fa. Così dopo questa soglia temporale, hanno preso il via tutti gli stadi sociali che hanno portato allo sviluppo attuale. E' interessante notare che le le più antiche civiltà umane hanno avuto inizio alcuni millenni dopo il termine dei processi di ibridazione tra neandertal e sapiens circa 20000 anni fa. Mentre fintanto che le due specie di ominidi sono rimaste separate ogni sviluppo è stato isolato con ogni probabilità ad un livello tribale.
La risposta ai prossimi decenni di ricerca e chissà se come si è già anticipato, qualche 'scienziato molto intraprendente', facente parte del progetto genoma(o simile) non riuscirà far rivivere un neandertal oggi?

Articolo riferito al Metodo Matevo®

Dott. Bartolomeo Davide Bertinetto

lunedì 5 dicembre 2011

Deacidificazione del cibo



Passare da una dieta onnivora, tipo occidentale, a una vegana è già un grosso miglioramento per la salute fisica. Effettuare un ulteriore salto per arrivare ad uno stadio frugivoro rappresenta un nuovo ed imponente passo in avanti verso la purificazione fisica. Arrivare poi ad abbracciare il crudismo è di certo la soluzione più compatibile agli scopi per i quali il nostro apparato digerente è stato 'progettato' dall'evoluzione.
Chi ha avuto la forza di volontà di effettuare concretamente e per un lungo periodo questi passaggi ha di certo potuto conoscere una salute simile a quella esistita molte decine di millenni fa dagli uomini che popolavano la terra in quel arcaico periodo. Cosa si deve fare per spostare ancora in avanti il benessere per limitare i 'danni' che inevitabilmente la metabolizzazione del cibo crea al nostro organismo in conseguenza della digestione? Il titoletto di questo pezzo parla di deacidificazione. Concetti di acido e basico riferiti al cibo sono i più veri sovrani dell'alimentazione umana. Ogni cibo che ingeriamo può possedere una carica acida oppure alcalina, anche se si parla di frutta allo stato crudo. Molti studi hanno portato alla luce nell'uomo una caratteristica organica alcalina. Per questo ogni alimento che si discosta dall'asse alcalino induce un lavoro aggiuntivo per renderlo utilizzabile dalla fisiologia umana. L'alcalinizzazione del cibo che assumiamo richiede risorse da parte dell'organismo, sia quando questo si trova in bocca, nel tratto digerente e nel sangue. Qualsiasi cibo, seppur ricco di elementi nutritivi, può impoverire l'organismo per la necessità di risorse atte alla 'conversione', in modo che diventi utilizzabile dall'organismo. L'essere uomo dispone di un PH sanguigno basico, come già spiegato, quindi deve essere mantenuto tale a prescindere dal tipo di alimento che scegliamo di ingerire.
Limoni, arance, pompelmi e quant'altro, sono alimenti senza dubbio straordinari, bisogna però rammentare che possiedono un PH decisamente opposto a quello che è ideale per il nostro organismo. Infatti se da un lato gli agrumi possono apportare molte risorse vitaminiche, dall'altro ci impoveriscono a livello minerale, rendendo indispensabile il rilascio di calcio nel sangue riportando velocemente il PH a livelli alcalini. Alla lunga il processo porterà di certo ad una deplezione del calcio corporeo. Molti studi hanno evidenziato l'indebolimento dentale dovuto al consumo di soli agrumi per un lungo periodo da parte di un gruppo di persone. Ovviamente non sono solo gli agrumi gli unici frutti acidi. In ogni caso se i fruttariani devono stare attenti, i vegani devono porre un'attenzione ancora maggiore, visto che praticamente tutti i cereali e farinacei in genere risultano acidi. Non parliamo poi degli onnivori, dove quasi tutti gli alimenti di cui si nutrono sono acidi! I prodotti animali, escluse poche eccezioni sono potenzialmente difficili da deacidificare per via della loro lunghissima permanenza nel tratto intestinale.
La specie umana ha il brutto vizio di toccare quello che non dovrebbe essere toccato. Perfino la frutta risulta contaminata, dato che un gran numero di prodotti della natura non dovrebbero esistere in natura! Per prime sono di certo le arance che sono state rese 'commestibili' dopo una lunga e svariata serie di incroci ed innesti solo nel 1800. Anche i kiwi non sono un'eccezione e così moltissimi altri frutti.
Il cibo acido, e lo sforzo organico per deacidificare quello che mangiamo sono certamente fattori che contribuiscono a velocizzare il processo di invecchiamento. Gli stessi processi interni dell'organismo producono scorie acide per le quali il nostro corpo dovrà intervenire e neutralizzare. Un apporto proveniente dall'esterno con l'ingestione di alimenti acidi non potrà fare altro che peggiorare tale equilibrio, rendendo più difficoltoso il processo di alcalinizzazione. Raggiungere questo scopo è possibile con l'uso di molte risorse interne già stoccate, che verranno sottratte da altri tessuti impoverendoli, per necessità più urgenti come quella discussa in queste righe.
Un alto tasso di acidità organica è la causa di enormi danni a lungo termine a riguardo delle membrane cellulari. Tali danni provocheranno la morte prematura della cellula, riversando una maggiore quantità acida nell'organismo innescando un surplus acido ancora maggiore.
Va molto in voga parlare di alimentazione fruttariana oggi, è questo è un bene. A maggior ragione se si sta iniziando tale nuovo percorso alimentare, ogni frutto può essere quello giusto. Infatti qualsiasi 'prodotto della natura' è migliore della 'totalità' dei cibi artificiali assemblati dal uomo. Bisogna però rendersi conto che superata la fase transitoria dopo i primi mesi, è necessario passare oltre. Diventa quindi necessario imparare che non tutta la frutta è ideale per l'essere umano. Per questo la frutta acida aiuta a depurare velocemente l'organismo, garantendo la distruzione in tempi brevi dei tessuti negativi, formati in decenni di alimentazione occidentale. Tuttavia, appena l'organismo è depurato è necessario sostenere la direzione fruttariana in modo differente. Per questo è ormai confermato che la frutta acida produce sì delle ceneri alcaline, ma è anche vero che il frutto ingerito possiede un PH differente da quello ideale per l'essere umano. Ciò deve comportare per forza un lavoro aggiuntivo da parte dell'organismo per l'alcalinizzazione e quindi il rilascio finale di residui basici. Il vantaggio della frutta acida rispetto ad altri alimenti con questo PH, è che nel luogo finale almeno per i frutti a basso PH il risultato è la produzione di ceneri alcaline, mentre per i non-alimenti il ciclo è acido dall'inizio alla fine.
Succede molto spesso di vedere 'fruttariani schelettrici', questo non è bene perché denota un consumo protratto di alimenti acidi, che esauriscono a lungo termine le risorse interne invece di massimizzarle. Diventa quindi importante scegliere accuratamente i frutti basici di cui nutrirsi.
In fine non si deve nemmeno scordare lo stimolo esterno necessario a mantenere intatte ed attive le funzionalità organiche e motorie. A tal proposito Matevo® può essere una scelta decisamente valida, breve e diretta per preservare la capacità articolare, insieme alla massa muscolare ed ossea. Molti saranno i vantaggi, sia che gli utenti finali decidano di cibarsi di alimenti acidi e ancor di più in coloro che scelgono i prodotti della natura basici.
Proseguendo nel cammino della salute per scoprire quello che è veramente giusto per l'essere umano, è bello scoprire quanto noi siamo inseriti nel contesto naturale e ne dovremmo fare armonicamente parte. E' invece deprimente assistere al primo degrado esistente da un paio di millenni e in particolare oggi, quello alimentare, dove il genere umano è diventato il primo mietitore di risorse, vite, ambiente e perfino della propria salute.