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giovedì 21 giugno 2012

Proteine: il macronutriente invecchiante


Se è vero che l'uomo è per natura fruttariano e tutte le fonti alimentari 'differenti' esistenti oggi sono una pura forzatura inventata dalla nostra civiltà negli ultimi millenni, è anche vero che molti dei cibi introdotti dall'uomo nella propria alimentazione possono essere indubbiamente digeriti ma con dei compromessi da parte del nostro organismo... Il tema di questo articolo non è però quello di analizzare cos'è artificiale nell'alimentazione umana o meno. Bensì evidenziare il fattore metabolico scatenato dalle proteine introdotte con la dieta.
La proteina viene utilizzata dagli organismi viventi per 'autocostruirsi' e rigenerarsi. Nella nostra cultura occidentale si crede che per tutta la vita sia necessario un apporto elevato di questo macronutriente. Riconducendo però il tutto alla natura puramente frugivora dell'uomo si rende evidente che l'alimentazione iperproteica non può essere adatta alla nostra specie.
Nell'adulto la sintesi proteica è naturalmente molto lenta, diminuendo ulteriormente con il progredire dell'età parallelamente al fattore metabolico. Pertanto nel periodo della vita posteriore allo sviluppo non è più strettamente necessario consumare cibo altamente proteico in soluzione continuativa. Solo nel neonato è indispensabile il latte materno come unico prodotto animale, fino allo svezzamento indicato dalla crescita dentale. Soluzione unicamente adatta a questo primo periodo della vita per l'altissima concentrazione nutrizionale e proteica.
Un frutto infatti contiene in media dal 1 al 10 percento rispetto al suo peso, di 'materiale' proteico. La nostra specie deve quindi essere per forza strutturata per utilizzare questa bassa quantità, per innescare il meccanismo di crescita nel bambino dopo lo svezzamento e la rigenerazione nell'adulto. La biosintesi proteica nell'individuo subito dopo la nascita è iperaccelerata per imposizione genetica, a prescindere dalla carica proteica assunta. Mentre nella l'adulto vista la condizione 'costruttiva' ormai completa di tutti gli apparati, la necessità proteica è molto limitata. Tutti gli elementi proteici assunti in eccesso oltre ad essere espulsi in buona parte perché non strettamente necessari, sovrastimolano il metabolismo perché ne inducono l'accelerazione. A livello cellulare ogni la presenza di materiale proteico riconduce alla possibilità di un 'rinnovo' e quindi una replicazione di tessuti ancora utili che vengono 'sostituiti' precocemente solo perché esistono le prerogative per farlo e non perché davvero necessario. Qui giungiamo al centro di questo articolo, ovvero la sovrastimolazione del metabolismo ed il conseguente ricambio precoce dei tessuti che accelera il processo di invecchiamento. Tale condizione comporta un profilo particolare, legato alla distruzione oltremodo alta di cellule ancora efficienti e quindi un altissimo sviluppo di tossine, tra le quali l'extra formazione di molti radicali liberi. Aggiungendo a livello probabilistico una maggior incidenza di errori nella replicazione della molecola del DNA(origini tumorali). Senza contare che le cellule di molti tessuti possono dare luogo ad un numero di mitosi limitato, esaurendo precocemente la possibilità di riparazione quando veramente necessario.
Che l'alimentazione alto-proteica accorci la vita è una condizione evidenziata dalla natura stessa, usando come esempio gli animali carnivori ed erbivori presenti sul pianeta. Tutti i carnivori possiedono una longevità molto bassa 10-15 anni (canidi e felini...), mentre gli erbivori come ad esempio bovini ed equini possiedo un ciclo vitale molto più ampio(30-35 anni). La semplice osservazione della nutrizione di altri animali diversi dall'uomo dovrebbe far riflettere. Restando comunque in abito puramente umano è dimostrato che le donne possiedono una lunghezza della vita media superiore a quella dei maschi, ciò è senza dubbio dovuto all'alimentazione media maggiormente basso-proteica legata al gentil sesso. Questo dovrebbe essere un ulteriore punto di riflessione.
Esistono molte controversie tra i ricercatori alimentaristi di oggi, per il reale fabbisogno proteico necessario. Molti fattori odierni che avvalorano l'alimentazione alto-proteica nell'essere umano sono quelli legati ad un intensa vita quotidiana(lavoro, sport, famiglia, impegni sociali...). Partendo da presupposti primordiali, invece pare scontato che più si stimola il metabolismo con un'alimentazione iperproteica, più questo per sostenersi richiede proteine. Quindi il risultato alimentare studiato tutt'ora non è tanto legato a quello che si fa nella routine giornaliera, bensì alla tipologia alimentare al quale abituiamo il nostro corpo per vivere. D'altro canto un essere umano preistorico che viveva in un ambiente selvaggio ricco di animali ma anche di frutti cosa avrebbe scelto di mangiare? Avrebbe preferito correre dietro per giornate intere ad un preda rischiando di ferirsi o peggio... Oppure avrebbe optato per l'abbondante, sicura, comoda e saporita frutta per sostenersi!? La risposta mi sembra evidentemente sbilanciata a favore della seconda ipotesi. Il questo caso, con una vita all'aperto, fatta di movimento e relazioni sociali(l'uomo anche ai suoi primordi conduceva vita di gruppo) per tutta la durata della luce solare, di quale fabbisogno proteico necessitava, secondo i canoni iperproteici considerati oggi, vista l'alimentazione fruttariana che conduceva? Molto ma molto contenuti, perché il quel contesto alimentare simile l'organismo impara a gestire al meglio le risorse proteiche, evitando l'assuefazione verso l'alto esistente oggi per questo macronutriente. Gestire meglio le risorse proteiche per un essere vivente, sostenendosi con meno, significa rallentare il proprio metabolismo e quindi allungare la durata della propria vita in modo proporzionale, raggiungendo un migliore grado di efficienza. Metabolizzare una quantità proteica a livello cellulare comporta dei costi enormi a carico pure degli altri elementi nutritivi(glucidi, glicidi, vitamine, minerali...).
La natura cerca sempre la 'strada' maggiormente sostenibile per ridurre ogni spreco, garantendo la più efficiente economia delle proprie forme di vita. Se un essere vivente richiedesse un impiego di risorse troppo elevato(in questo caso proteico) verrebbe facilmente eliminato dal processo di estinzione.
Esistono teorie legate ad alcuni sport come il body building secondo le quali, sarebbe necessario un consumo minino di proteine di origine animale pari a 2,2 g per kg di peso di massa magra. Evidenziando che questo rappresenta la quantità minima, visto che alcuni atleti e specialmente gli agonisti arrivano a consumarne fino al doppio! Non a caso la longevità degli atleti del body builging è davvero molto limitata, molto malvissuta nelle ultime una/due decadi di vita(vedi fratelli Mentzer, l'italiano They, il 'guru' Duchaine e molti altri...). L'alimentazione alto proteica esaltata dall'ambiente attuale del fitness e body building accorciano la durata della vita perché puntano alla sovrastimolazione metabolica, cadendo in un massiccio ricambio cellulare che produce tossine e alta probabilità di difetti, legata ad un'erronea replicazione del DNA. La situazione non è comunque molto diversa negli altri sport praticati oggi, dove si cerca la massima performance a scapito della salute. L'assuefazione proteica che si innesca in seguito all'alto consumo conduce il praticante a consumare una quantità sempre più alta di proteine per avere continui risultati, al pari di un qualsiasi farmaco. Un vero vortice senza fine. Mentre altri atleti che hanno pur sempre praticato il body building, però in chiave vegana(quindi alimentazione basso-proteica) hanno acquisito una longevità straordinaria, indicatore che l'allenamento con i pesi se gestito bene, possiede elevate proprietà anti età(vedi Joe Rollino body builder vegano morto a 104 anni per incidente stradale).
In conclusione sembra che tutti i centenari odierni ed in buona salute, sono persone che per lo più hanno condotto una vita fondata su un'alimentazione ipoproteica, con consumo limitato di proteine di origine animale. Prova che avvalora la teoria secondo la quale un metabolismo lento stimoli la lunga vita.

Dott. Bartolomeo Davide Bertinetto

Articolo riferito al metodo anti invecchiamento Matevo®

lunedì 5 dicembre 2011

Deacidificazione del cibo



Passare da una dieta onnivora, tipo occidentale, a una vegana è già un grosso miglioramento per la salute fisica. Effettuare un ulteriore salto per arrivare ad uno stadio frugivoro rappresenta un nuovo ed imponente passo in avanti verso la purificazione fisica. Arrivare poi ad abbracciare il crudismo è di certo la soluzione più compatibile agli scopi per i quali il nostro apparato digerente è stato 'progettato' dall'evoluzione.
Chi ha avuto la forza di volontà di effettuare concretamente e per un lungo periodo questi passaggi ha di certo potuto conoscere una salute simile a quella esistita molte decine di millenni fa dagli uomini che popolavano la terra in quel arcaico periodo. Cosa si deve fare per spostare ancora in avanti il benessere per limitare i 'danni' che inevitabilmente la metabolizzazione del cibo crea al nostro organismo in conseguenza della digestione? Il titoletto di questo pezzo parla di deacidificazione. Concetti di acido e basico riferiti al cibo sono i più veri sovrani dell'alimentazione umana. Ogni cibo che ingeriamo può possedere una carica acida oppure alcalina, anche se si parla di frutta allo stato crudo. Molti studi hanno portato alla luce nell'uomo una caratteristica organica alcalina. Per questo ogni alimento che si discosta dall'asse alcalino induce un lavoro aggiuntivo per renderlo utilizzabile dalla fisiologia umana. L'alcalinizzazione del cibo che assumiamo richiede risorse da parte dell'organismo, sia quando questo si trova in bocca, nel tratto digerente e nel sangue. Qualsiasi cibo, seppur ricco di elementi nutritivi, può impoverire l'organismo per la necessità di risorse atte alla 'conversione', in modo che diventi utilizzabile dall'organismo. L'essere uomo dispone di un PH sanguigno basico, come già spiegato, quindi deve essere mantenuto tale a prescindere dal tipo di alimento che scegliamo di ingerire.
Limoni, arance, pompelmi e quant'altro, sono alimenti senza dubbio straordinari, bisogna però rammentare che possiedono un PH decisamente opposto a quello che è ideale per il nostro organismo. Infatti se da un lato gli agrumi possono apportare molte risorse vitaminiche, dall'altro ci impoveriscono a livello minerale, rendendo indispensabile il rilascio di calcio nel sangue riportando velocemente il PH a livelli alcalini. Alla lunga il processo porterà di certo ad una deplezione del calcio corporeo. Molti studi hanno evidenziato l'indebolimento dentale dovuto al consumo di soli agrumi per un lungo periodo da parte di un gruppo di persone. Ovviamente non sono solo gli agrumi gli unici frutti acidi. In ogni caso se i fruttariani devono stare attenti, i vegani devono porre un'attenzione ancora maggiore, visto che praticamente tutti i cereali e farinacei in genere risultano acidi. Non parliamo poi degli onnivori, dove quasi tutti gli alimenti di cui si nutrono sono acidi! I prodotti animali, escluse poche eccezioni sono potenzialmente difficili da deacidificare per via della loro lunghissima permanenza nel tratto intestinale.
La specie umana ha il brutto vizio di toccare quello che non dovrebbe essere toccato. Perfino la frutta risulta contaminata, dato che un gran numero di prodotti della natura non dovrebbero esistere in natura! Per prime sono di certo le arance che sono state rese 'commestibili' dopo una lunga e svariata serie di incroci ed innesti solo nel 1800. Anche i kiwi non sono un'eccezione e così moltissimi altri frutti.
Il cibo acido, e lo sforzo organico per deacidificare quello che mangiamo sono certamente fattori che contribuiscono a velocizzare il processo di invecchiamento. Gli stessi processi interni dell'organismo producono scorie acide per le quali il nostro corpo dovrà intervenire e neutralizzare. Un apporto proveniente dall'esterno con l'ingestione di alimenti acidi non potrà fare altro che peggiorare tale equilibrio, rendendo più difficoltoso il processo di alcalinizzazione. Raggiungere questo scopo è possibile con l'uso di molte risorse interne già stoccate, che verranno sottratte da altri tessuti impoverendoli, per necessità più urgenti come quella discussa in queste righe.
Un alto tasso di acidità organica è la causa di enormi danni a lungo termine a riguardo delle membrane cellulari. Tali danni provocheranno la morte prematura della cellula, riversando una maggiore quantità acida nell'organismo innescando un surplus acido ancora maggiore.
Va molto in voga parlare di alimentazione fruttariana oggi, è questo è un bene. A maggior ragione se si sta iniziando tale nuovo percorso alimentare, ogni frutto può essere quello giusto. Infatti qualsiasi 'prodotto della natura' è migliore della 'totalità' dei cibi artificiali assemblati dal uomo. Bisogna però rendersi conto che superata la fase transitoria dopo i primi mesi, è necessario passare oltre. Diventa quindi necessario imparare che non tutta la frutta è ideale per l'essere umano. Per questo la frutta acida aiuta a depurare velocemente l'organismo, garantendo la distruzione in tempi brevi dei tessuti negativi, formati in decenni di alimentazione occidentale. Tuttavia, appena l'organismo è depurato è necessario sostenere la direzione fruttariana in modo differente. Per questo è ormai confermato che la frutta acida produce sì delle ceneri alcaline, ma è anche vero che il frutto ingerito possiede un PH differente da quello ideale per l'essere umano. Ciò deve comportare per forza un lavoro aggiuntivo da parte dell'organismo per l'alcalinizzazione e quindi il rilascio finale di residui basici. Il vantaggio della frutta acida rispetto ad altri alimenti con questo PH, è che nel luogo finale almeno per i frutti a basso PH il risultato è la produzione di ceneri alcaline, mentre per i non-alimenti il ciclo è acido dall'inizio alla fine.
Succede molto spesso di vedere 'fruttariani schelettrici', questo non è bene perché denota un consumo protratto di alimenti acidi, che esauriscono a lungo termine le risorse interne invece di massimizzarle. Diventa quindi importante scegliere accuratamente i frutti basici di cui nutrirsi.
In fine non si deve nemmeno scordare lo stimolo esterno necessario a mantenere intatte ed attive le funzionalità organiche e motorie. A tal proposito Matevo® può essere una scelta decisamente valida, breve e diretta per preservare la capacità articolare, insieme alla massa muscolare ed ossea. Molti saranno i vantaggi, sia che gli utenti finali decidano di cibarsi di alimenti acidi e ancor di più in coloro che scelgono i prodotti della natura basici.
Proseguendo nel cammino della salute per scoprire quello che è veramente giusto per l'essere umano, è bello scoprire quanto noi siamo inseriti nel contesto naturale e ne dovremmo fare armonicamente parte. E' invece deprimente assistere al primo degrado esistente da un paio di millenni e in particolare oggi, quello alimentare, dove il genere umano è diventato il primo mietitore di risorse, vite, ambiente e perfino della propria salute.